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counseling migliora la vita

sulla ricerca della verità“The Reader” di Stephen Daldry è un film che mi ha scosso, emozionato e indotto a diverse riflessioni.
Raccontando una storia di vite che si inseguono, vengono drammaticamente messi in gioco tante questioni umane.
La storia d’amore infinita tra un giovane adolescente, Michael, ed Hanna, una donna matura che nel suo passato tenuto segreto ha fatto la carceriera in un campo di sterminio nazista, fa da filo conduttore ad una trama complessa che parte dalla sensualità e dalla tenerezza dell’incontro tra i due e arriva ad affrontare il tema della Shoah, delle attribuzioni delle responsabilità e del sentimento di giustizia ad esso legato. Il tessuto intricato delle relazioni e delle motivazioni che ne sono alla base fa emergere emozioni difficili da elaborare e questioni etico morali di complessa attribuzione.
Il processo postumo ad un gruppo di sorveglianti del campo di Auschwitz, tra le quali Hanna è l’unica ad assumersi le responsabilità diventa il punto di svolta e di dibattito tra le diverse elaborazioni possibili
Il grande conflitto è sul tema della ricerca della verità, dove etica morale e giustizia non trovano un vero punto d’incontro.
La complessità del lavoro che l’indagine del film propone sta nel mostrare di ogni persona coinvolta la motivazione interna, insindacabile, che lo spinge ad agire in un ceto modo. Tutti rivestono ciclicamente i panni della vittima del carnefice e del salvatore.
Perchè cambiando il metro di valutazione che si sposta tra l’etica la giustizia e la morale, cambia la prospettiva con cui gli avvenimenti possono essere letti.
Integrare in modo congruo queste tre parti è un processo difficile per tutti e che per tutti è portatore di un senso di colpa che richiede un lunghissimo travaglio interiore, dall’esito incerto e in alcuni casi nefasto, perchè possa essere elaborato.
Alla fine rimangono molte porte aperte a diverse interpretazioni. Da un punto di vista filmico questo può lasciare una sensazione di risoluzione incompleta, allo stesso tempo colgo l’invito ad usare l’esercizio del giudizio con estrema cautela. Sia esso di ordine giuridico, morale o etico
Perchè molto spesso i vissuti di dolore, e le frustrazioni sociali che questi comportano, possono spiegare in modo diverso ciò che appare.