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vittima o carneficeFilm di fantascienza diretto da Richard Kelly tratto dal romanzo dal titolo omonimo con un significato profondo che viene rivelato chiaramente solo nel finale.

Il signor Steward tornato in vita dalla morte dopo essere stato colpito da un fulmine, ha il compito di testare l’animo umano offrendo a delle famiglie una scatola. Entro 24 ore dovranno scegliere se premere il  bottone al suo interno, che da qualche parte farà morire una persona ma che in cambio assicura una valigetta che contiene 1 milione di dollari. Tra Artur e Norma, i protagonisti della storia, cosi come in altre coppie puntualmente è la donna a premere il bottone, spinta da un moto istintivo che al tempo stesso contiene sfida e bramosia. Si mette in moto una catena di eventi che porterà la coppia di fronte ad una nuova scelta questa volta molto più drammatica. Per salvare il proprio figlio lui dovrà sparare a lei, e l’evento sarà compiuto proprio nel momento in cui altrove la donna di un’altra coppia premerà il bottone della scatola che aveva ricevuto il giorno prima dal signor Steward

E’ qui a mio avviso la chiave del film. Nel momento in cui per salvare il figlio Artur sta per sparare a Norma, in un’altra casa una donna decide di premere il bottone. C’è una sottile linea di demarcazione tra chi mette in moto il tutto. E’ Artur spinto dal desiderio di salvare del figlio, o la donna attratta dai soldi?

Dove c’è una vittima c”è un carnefice mi verrebbe da dire, e la mia sensazione è che la scelta sia fatta proprio da Artur. Solo allora la donna decide di premere il bottone. E allora si comprende come la scelta di Artur di sacrificare Norma, che acconsente, è ancora una vola una incapacità di accettazione di ciò che si è e si ha, e di quello che si è prodotto. Se all’inizio è la donna, che attratta dalle sue passioni da il via alle disgrazie, è l ‘uomo a porre il suggello finale nel suo solo apparente eroico tentativo riparatorio

E’ forte il rimando alla storia biblica di Adamo ed Eva. E’ le che sceglie di sfidare la sorte per cercare di ottenere il premio. E questo comporta delle conseguenze nefaste che dovranno essere pagate di persona e senza soluzione di continuità per i protagonisti e per la discendenza in un pattern ripetitivo che sembra non fermarsi.

Ciò che rimane è che siamo noi stessi con le nostre azioni a dare vita alle nostre disgrazie. L’altro diviene strumento e complice del nostro tentativo di riscatto, assumendo su di se quella responsabilità che siamo pronti a dargli e che non fa altro che moltiplicare e prolungare l’effetto nocivo del male,

Meglio sarebbe saper accettare la propria condizione piuttosto che forzarla.

E’ interessante la chiave di lettura evoluzionista del romanzo, anche se inserita in un contesto narrativo confuso, con molti spunti non chiariti e che tutto sommato non riesce a risolversi completamente