il cinema come strumento terapeutico

Michele Apicella è un giovane regista di successo che però attira su di se tanto critiche da parte di chi lo accusa di eccessivo intellettualismo. Deve fare i conti con i suoi avversari nelle numerose trasmissioni e conferenza a cui partecipa, mentre deve tenere a bada chi si propone di aiutarlo per imparare il mestiere e storie d’amore che rimangono irrealizzate.
Sogni d’oro è il terzo film di Nanni Moretti, lavoro in cui prosegue la sua vena grottesca, spesso visionaria, e anticonformista. Appare evidente la natura autobiografica del film, dove Moretti da spazio alle sue nevrosi, alla sua insofferenza per il mondo che lo circonda, insofferenza che arriva ad essere intolleranza e che è diretta verso tutti gli ambienti che frequenta, da quelli intellettuali e colti a quelli più beceri. È sempre presente la volgarità e una certa dose di ignoranza, che loro malgrado, tutti manifestano in un modo o nell’altro. L’operazione di Moretti è senza dubbio funzionale alle sue necessità, immagina e costruisce la sua poetica e il suo stile preannunciando, in molti casi, come si evolverà il monto intorno a lui.

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