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camminare nella vitaTom è un medico di mezza età, americano, che vive la sua vita nelle consuetudini della società che lo circonda. Suo figlio Daniel a 40 anni decide ad uscire dagli schemi e parte per l’esperienza del Cammino di Santiago. La sua esperienza durerà un giorno perché la prima notte verrà colto di sorpresa dal maltempo sui Pirenei e muore. Cosi Tom vola in Spagna e intraprende lui il cammino che avrebbe voluto fare il figlio. Presto si formerà un gruppo di quattro persone, ben assortite, che tra momenti di condivisione, conflitti ed imprevisti raggiungerà finalmente la meta.
Il film di Emilio Estevez descrive l’esperienza del pellegrinaggio e lo fa riuscendo bene a riprodurre l’atmosfera del viaggio, dove il momento che è più importante è quello presente. L’inizio del viaggio è complicato, ci sono dubbi e resistenze che poi si sciolgono quanto più si entra nella dimensione dell’esperienza. Quella del cammino di Santiago rappresenta la metafora del grande percorso della vita. Ognuno, come i quattro protagonisti del film, ha una sua ragione per compiere il cammino e ha il compito di sciogliere il nodo che lo ha portato a compiere l’esperienza. Attraverso questo passaggio l’individuo potrà entrare meglio in contatto con gli altri e può fare dell’esperienza del viaggio, che rimane individuale, un esperienza che sia anche condivisa con soddisfazione. Un film semplice, in cui emerge la visione “americana” di un’esperienza tipicamente europea, e latina direi. A tratti questo è un punto debole, insieme all’impianto filmico che in generale è piuttosto dimesso. Tuttavia il senso dell’esperienza del cammino emerge con chiarezza ed è espresso con una delicatezza che a tratti emoziona.