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Alice e Ray si incontrano causalmente a Sidney e senza veramente decidere di farlo si ritrovano a passare il weekend insieme. Ma tra i due giovani sorgono subito malintesi che tra l’altro capiamo essere il leit motiv delle loro vite. Così, mentre Alice torna ai suoi problemi sentimentali Ray si troverà coinvolto in una serie di disguidi con diverse persone con cui dovrebbe collaborare.
Il film di James Vaughan ha tratti allucinatori e sarcastici che collocano lo spettatore nel bel mezzo del disagio giovanile dei due protagonisti; ma non sono solo i giovani a vivere il disagio: tutti coloro che partecipano sembrano condurre un’esistenza frammentata, dove la vera difficoltà è quella di connettersi all’altro. Per questa ragione sembrano essere inghiottiti nel loro mondo interiore al quale peraltro non hanno facile accesso, così come non lo ha lo spettatore. Il paradigma di questo conflitto tra il mondo interno e quello esterno è simbolicamente messo in scena in una sequenza dove la musica che sembra essere off, si scopre essere diegetica, causando grande sorpresa dal momento che è una musica che non sembra proprio appartenere al luogo. Ecco, la difficoltà di capire dove ci si trova, con chi si sta, come comunicare col mondo intorno rimane il tema costante del film, che anche nella sua fotografia e nelle ambientazioni alterna le istanze caldo/freddo senza soluzione di continuità.

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