In una sperduta  casa di campagna dell’Abcasia, Ivo e Margus cercano di continuare la loro produzione di mandarini mentre intorno sta ormai deflagrando la guerra. È il 1990 e la ritirata delle truppe sovietiche sta lasciando il posso ad una guerra interna con i georgiani che rivendicano la proprietà di queste terre. Proprio dopo uno scontro a fuoco nel bosco, Ivo trova due soldati feriti, appartenenti alle fazioni opposte. Li porta in casa e comincia a curarli mentre questi promettono di uccidersi appena avranno recuperato le forze. Ma la fermezza e la grande umanità di Ivo lentamente cambieranno i rapporti tra i due soldati.
Zaza Urushadze ci racconta della guerra, della sua ferocia, ma ci racconta allo stesso tempo una grande storia di uomini, che nella vicinanza e nella condivisione oltrepassano le barriere e stabiliscono nuovi rapporti solidali. Un protagonista che funge da figura paterna per gli altri, e con la saggezza e l’amore di un padre, con il suo esempio, riesce a cambiare la prospettiva dei ragazzi che sta curando. Non sfiora mai aspetti melodrammatici, ma il cambiamento dei protagonisti emerge con forza e lentamente finisce per coinvolgere gli affetti dello spettatore. Un film girato in un unico ambiente e pochissimi attori, una produzione decisamente economica, ma ricca di poesia.

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