l emancipazione passa attraverso confronti e prove con gli altri

Petrunya è una donna di 32 anni, vive a Stip con i genitori, non ha un lavoro, non è mai stata fidanzata ed è laureata in storia. Durante la cerimonia religiosa del 6 gennaio, rompe la tradizione che vuole che solo gli uomini possano gettarsi nelle acque del fiume per recuperare la croce di legno che il sacerdote vi aveva tirato. Petrunya raccoglie per prima la croce di legno, e questa scatena le ire del manipolo di uomini che l’aspettano fuori del commissariato dove nel, frattempo, è stata condotta. Non ha infranto nessuna legge, ma il potere delle istituzioni e quello della chiesa la trattengono per tentare di recuperare la croce.
Il racconto di Teona Strugar Mitevska ricostruisce una storia che fondamentalmente, dopo il prologo iniziale, si sviluppa lungo un’unica notte nel commissariato. Quasi un kammerspiel, vagamente mockumentary, girato con piani sempre ravvicinatissimi fino ad arrivare al fuori quadro, e sempre con macchina a mano, il film centra la sua attenzione sul percorso di emancipazione della protagonista. Le sue ataviche insicurezze, che provengono da una famiglia che non crede in lei, e forse dal suo essere sovrappeso, vengono messe alla prova quando, istintivamente decide di tuffarsi e prendere la croce, nella speranza di avere un po’ di fortuna. Il confronto con le istituzioni più forti, lo stato, la chiesa, in genere il mondo maschile, fa emergere in lei una inaspettata capacità di determinazione e coraggio. Il solo fatto di essere riuscita nell’impresa cambia qualcosa in lei, che guadagna spazio, anche fisicamente, in quel mondo dove fino a poco prima non le lasciava spazio. Nel sostenere le sue posizioni, riceverà il sostegno di un poliziotto, con il quale, nasce un sentimento.

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