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Dopo l’incidente occorso durante la lavorazione di Dream, quando l’attrice protagonista ha rischiato di morire impiccata, Kim Ki Duk è entrato in un profondo conflitto esistenziale. La sua vena creativa inarrestabile è interrotta da difficoltà proprie e da un mondo esterno che ha scoperto come traditore.
Vive solo in una casetta ai margini della città, dorme in una tenda montata dentro, e trascorre le sue giornate tra riflessioni e semplici attività quotidiane. Ma la sua necessità di filmare, di esercitare la sua vocazione, lo porta ad accendere una semplice macchina reflex e filmarsi nelle sue attività e nei suoi sfoghi. Kim Ki Duk dunque si mette a nudo davanti alla camera e davanti al mondo, confessa le sue difficoltà, le sue paure, le sue aspettative, e lo fa con la sua grande maestria, mettendo in scena delle sequenze complesse senza nessun altro aiuto che un cavalletto. Un momento di riflessione profonda che non si era mai concesso preso da un vortice produttivo che era divenuto quasi automatico

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