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il coraggio di cambiare“Agata e la tempesta” mi ha lasciato tante diverse sensazioni.
Difficile trovare una struttura ordinata a questa commedia surreale, ricca di stimoli, con tanta voglia di raccontarsi.
Lo spunto è la scoperta di Romeo. Sua madre, in punto di morte, gli confessa di avere avuto un figlio illegittimo, venduto per necessita economiche, ad un ricco architetto, figlio di cui non aveva saputo mai più nulla.
Romeo rintraccia il suo nuovo fratello, Gustavo, dando inizio ad un processo di avvicinamento di due mondi molto distanti: quello semplice di campagna di Romeo e della sua compagna e quello borghese e certo più raffinato di Gustavo e la sua famiglia; processo che coinvolgerà diversi componenti delle famiglie e ne includerà altri che arriveranno magicamente a portare qualcosa di nuovo.
E c’è Agata, sorella di Gustavo, che è presente in tanti aspetti nella vita del racconto: è madre, sorella e sorella acquisita, amante, amica; vive nel suo mondo fantastico di reminiscenze dei libri che legge e che vende nel suo negozio. E’ lei con la sua energia catalizzatrice a condurci attraverso il film percorrendo il suo percorso di evoluzione interiore. Se al culmine delle sue tempeste emotive comincia, al solo passaggio, a fulminare lampadine e provocare guasti agli apparati elettrici che ha intorno, alla fine acquisirà la capacità di spegnere ed accendere le luci con la forza del pensiero.
Gustavo è, tra tutti, quello che compie il cambiamento più grande e visibile; ricerca e rivive le sue origini abbandonando la vita attuale, chiude alcune parti irrisolte come il matrimonio e poi reintegra tutto in una vita certamente più ricca di verità.
Quello che accomuna tutti i personaggi, e quello che è per me il senso della storia, è la capacità di sapere cogliere il momento, la novità o l’imprevisto, e andare a vedere cosa si nasconde dietro. Il coraggio di “entrare nella tana della tigre” come Agata recita nel finale.
Tutti sono disposti ad andare fino in fondo al loro percorso, a quello che la vita gli propone e per tutti questo passaggio porterà un nuovo equilibrio più ricco di sintonia con se stessi. Quando si è disposti ad affrontare il rischio possono avvenire grandi cambiamenti, quasi miracolosi.
C’è molta vitalità nel film, una vivacità  esaltata dall’uso della fotografia, di tanti colori a tinte forti, dai costumi, cosi come da una sceneggiatura che propone continuamente sorprese a volte un po magiche. Non mancano i momenti difficili e non manca nemmeno la tragedia; perchè il quadro che Soldini dipinge possa essere un quadro magico e credibile.
Percepisco la voglia del regista di rappresentare il bisogno di evoluzione, di libertà, di rinnovato senso della vita. E  intuisco anche il lavoro concettuale di preparazione che c’è alla base.
Probabilmente la sensazione costante che ho avuto durante la visione, quella di “inseguire” il film, viene da una integrazione delle due parti che non è completamente fluida.